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Donne di mare

La Franci si è sposata … direte chi è la Franci?
È un’amica storica una di quelle che si aggrappano al cuore.

Può passare il tempo, può cambiare un’abitudine, ma ci sono tuffi nel mare di Lido Silvana che rimangono come fotografie, eterne,
senza contorni, leggere come i nostri vent’anni. Come le litigate, che scompaiono grazie ad una pennellata di fard, come gli amori
che ci hanno segnate e ricostruite, come i falò e le corde della chitarra che vibrano di nostalgie. Se chiudo gli occhi tanta leggerezza
è il peso e la sostanza del mio presente…

Alle mie amiche di sempre, alle donne che sono diventate oggi mi piace dedicare le righe di questo editoriale, e i miei lettori non me ne vorranno anche perché tutti abbiamo tesori nascosti sotto la polvere delle giornate che gravano sulle spalle e non sempre troviamo, e mi ci metto in mezzo anche io, quell’attimo di ieri che tutto ricompone oggi, quel vibrato e magari stonato che riproduce
forte, senza una minima sbavatura nel ricordo, canzoni come Ragazza di Campagna di Baglioni… “Chiudi a chiave la porta... mi fai un poco pena… un ceffone sul viso a letto senza cena…” Come eravamo e come siamo: donne di mare. Sono certa di riconoscere le stesse 5 ragazze nel modo di fumare e di tenere una sigaretta tra le dita, nel modo di amare e di sconfiggere la paura. Ho
qualche difficoltà invece a raccontare come sono cambiate, come i capitomboli le abbiano solcate o le vittorie rese più impettite.

Ahimè nessuno può farci niente, perdersi è nella natura umana, stupidamente forse, ma è il gioco a cui tutti dobbiamo sottostare.
Conta però il qui ed ora, un tavolo con 11 posti a sedere, una sposa che gira felice e rincoglionita di gioia tra di noi, conta l’esserci per qualche ora, conta quel rumore delle onde tra una portata e l’altra, quel sapore dell’acqua salata nel buffet di dolci, conta l’essere insieme di nuovo diverse e identiche… Il matrimonio per me è la chiesa, lo dico senza troppi giri di parole, e questa volta ho anche le prove. Il parroco don Salvatore ha letto il Vangelo secondo Matteo…
“Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”. La sua predica è il segno tangibile che la chiesa sa, quando vuole, porgere l’antidoto ai luoghi comuni…
Un passo alla volta, forse così si sconfigge l’ansia di quel “per sempre”. Un passo alla volta nell’amore, con l’umiltà e il fegato di “Alzarsi”, e andare verso l’altro se e quando il cuore comanderà. Un passo alla volta nella vita, riconoscendo l’essenziale e la sua normalità. Un passo alla volta nell’amicizia, perché tanto se lo scirocco decide, riporta a riva gli stessi granelli di sabbia e le stesse identiche emozioni…
A “tutte” le amiche di sempre queste parole non sfuggiranno…

Alessandra Cavallaro

23 giugno 2010

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